Poesia é

di

Sebastiano Aglieco

Poesia è un gesto, un atto complesso; qualcosa che, partendo dalla mano, attraversa il corpo tutto, investe il mondo e arriva al cervello.

La parola della poesia è complessa, plurisensoriale, emotiva; ma anche astratta, metatestuale, in quanto è costretta a sintetizzare un’esperienza ampia che è l’essere nel mondo e viverlo dal di dentro. E’ riflessione sul mondo, pensiero. E’ phisys. Esperienza. E’ qui, in un luogo, in un corpo.

Poesia è ascolto di questo viaggio passando per il corpo, che è anche il corpo del mondo; non lo dice passivamente, in balìa del mondo e dei sensi, ma lo dice in una forma, in un distillato che è il riassunto di una lotta, il superamento di una sensibilità istintiva.

Poesia è ascolto di un sentimento d’indefinito che ci permea tutti, che ci obbliga ad essere provvisori e transeunti. Umili, nella nostra finitezza. Questo sentimento esige una sua forma, una sua visibilità, senza censura. Se questo sentire ha a che fare con la metafisica noi non lo sappiamo, perché comunque non cambia la richiesta di appello a fare i conti con l’anghelos, lo sfuggente della forma, la sua aurea.

Poesia è esperienza dell’IO, non dell’EGO; e cioè di qualcosa, di qualcuno che si ulcera in noi in nome della specie tutta. La poesia è dunque da una parte soggettiva perché noi non possiamo illuderci di scomparire totalmente nella voce, di cancellare la biografia, dall’altra oggettiva nel senso che ci chiama all’obbligo di parlare a nome di tutti.

Poesia è un incontro tra EGO e IO, tra NOI e l’ALTRO che ci abita. E’ incontro tra il suo corpo, la sua forma, e il corpo, la forma del mondo. In questo senso la poesia è oggetto di responsabilità condivisa, tra il poeta e il lettore. Non si esaurisce nell’atto dello scriverla, ma ha bisogno di un senso che la dica al mondo; ha bisogno di conoscenza e di accoglienza. Ha bisogno di un nome, di una nominazione che la battezzi. Le polemiche sulla responsabilità del poeta sono incomplete e fuorvianti se non si tiene conto del fatto che poesia è gesto offerto alla Comunità. Se la poesia non è, la responsabilità è anche delle voci che non hanno ascoltato.

Poesia è sguardo arreso. Se la parola del mondo esprime desiderio e potere, la parola della poesia esprime attenzione, lo sforzo di vedere attraverso. In questo vedere, la poesia non fabbrica steccati; piuttosto spalanca le porte.

La poesia è povera e periferica. Tale è oggi. La sua funzione metaforica, o metastorica, la sua capacità di rinominare le cose è stata assorbita da altri mezzi più potenti. Per primo il cinema. Poesia è, dunque, per l’oggi, atto di contatto primordiale tra pelle e terra. Senza intermediari. Senza steccati.

Poesia è “sempre”. Esiste, è lingua del mondo, in una percezione misteriosa che sceglie il poeta come messaggero. Per destino. Non è il mondo e non deve coincidere col mondo. Il mondo è il suo campo di battaglia, non può allearsi col mondo.

Poesia è coscienza del mondo. E’ il mondo che si pensa. Se coincide col mondo, totalmente, è condannata ad annegare come il narciso moderno.

Noi non possiamo pensare di avere idee totalmente chiare sulla poesia. Possiamo avere un progetto, possiamo avere delle approssimazioni Questo è quello che proviamo quando scriviamo poesie: un’approssimazione dolorosa verso la compiutezza della forma, che è come un fare i conti, un essere messi - non mettersi - alla prova.


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